Benvenuti nell'Ufficio Complicazione Cose Semplici |
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TarareandoLa frase del giorno"Si el trabajo fuera cosa buena los ricos se lo guardarian todo para ellos solos" Anon. "El Dorado es una invenciòn de los indios para librarse de los extranjeros, que yendo tras el oro acaban muertos" -I. Allende- "Como la presa rompe el rio, la frontera rompe el camino" -Macaco- "Ho bisogno di mangiare altri uomini grassi! Meno male che sono in America!" -Homer J. Simpson- "Freedom of knowledge is an inalienable right of the civilized world." Anon. Deus quere o Homem sonha a Obra nasce -F. Pessoa- Seasons change. People even more. Eu sou o resultado consciente da minha própria experiência -Almada Negreiros- Nick AncestralePare che questo sia il mio nick ufficiale... Mi risulta particolarmente piacevole1. Soddisfare i bisogni primari.
2. El tintineo de mis pulseras. 3. 4. 5. Trovo oltremodo fastidioso1. Sbattere con i mignoli dei piedi negli spigoli.
2. Le scarpe. Gli ombrelli. 3. 4. 5. Somewhere on the webVisitethey said about me...No hay na' de na' de na'...en su cabeza no hay na'
"que marujas que somos!" "venga, hazte otro peta ya!" Sogni nel cassettoA shower of pure joy.
| 28 Aprile 2011
The giftFico il concerto del primo maggio, veramente bello, dico sul serio. Però sinceramente penso che se davvero qualcuno volesse farci un regalo per la festa dei lavoratori, forse potrebbe mandare controlli a tappeto ovunque e vedere quanta gente lavora il primo maggio, spesso contro la propria volontà o addirittura senza uno straccio di contratto. Però, si sa, il concerto in piazza san Giovanni fa molto più rumore. E costa di più, ma di sicuro è meno scomodo. 21 Marzo 2011
...Adesso non vorrei essere scontata e banale, ci terrei a precisare che tutto quello che troverete in questo post non è altro che il risultato delle mie personalissime e contestabili elucubrazioni, da perfetta ignorante di economia, politica e quant'altro. Sono pensieri vari riappiccicati in ordine sparso. Comunque, ad ogni modo... Fa strano svegliarsi la domenica col rumore degli aerei. Fa strano anche pensare che così, in uno schioccare di dita, è nata una nuova guerra. Che poi, diciamocelo, secondo me in questo momento, era proprio l'ultima cosa che serviva a questo pianeta, che mi pare di grane ne abbia già abbastanza. E in ogni caso, per noi la guerra non è mai reale, è solo un'immagine su uno schermo, una foto su un giornale, un post su un sito. A volte mi chiedo: e se esistesse solo ciò in cui crediamo? Fa strano anche pensare come una persona sola possa tenere in un pugno un popolo intero -e sì che noi siamo una nazione che si fa rincoglionire da 10 dementi chiusi un una casa...- In Africa ci sono su per giù 14 guerre civili. A noi però dava particolarmente fastidio quella in Libia. Che fino a mercoledì sembrava non esistesse neanche, ma poi improvvisamente ha iniziato a crearci un prurito insopportabile. Sinceramente, credo che si sarebbero potuti trovare un miliardo di altri modi per esprimere il nostro dissenso e provare a mettere in ginocchio questo grande tiranno. O almeno, vale forse la pena di tentare almeno. Perché, qualunque sia il fine e per quanto umanitario (o apparentemente tale) possa essere il fine, una guerra è sempre una sconfitta per l'umanità. 14 Marzo 2011
Mad WorldGrecia e Spagna registrano un boom di prenotazioni alberghiere a seguito degli eventi che hanno sconvolto il nord Africa. Gli imprenditori edili si leccano i baffi pensando al Giappone. Apolypse Now. Ma non per tutti. 18 Febbraio 2011
the last world warUn giorno noi ci arrabbieremo davvero, non come adesso. E inizieremo a lanciare bombe e tireremo fuori i fucili e spareremo a zero e faremo saltere teste e poltrone e tutto il resto. E li uccideremo tutti. E chi sopravviverà punterà il dito contro di noi. Ma non sarà stata colpa nostra. Best Before20. 14 Febbraio 2011
Più giùIo sto cadendo. 06 Gennaio 2011
men in blackHo capito che di lavoro nero in Italia non si parla perché la società non lo percepisce. No perché uno pensa al lavoro nero e se lo immagina come una cosa marginale, una roba da pizzaioli egiziani, operai pakistani e badanti rumene. Una cosa, insomma, da extracomunitari emarginati destinati allo sfruttamento perenne. E invece non è così. In Italia una percentuale sconvolgente di persone lavora in nero. Lavorano in nero la commessa del negozio di scarpe, l’assistente alla poltrona del dentista, la segretaria del commercialista, la voce che risponde al call center, il cameriere del ristorante di lusso, il galoppino dell’avvocato e l’assistente del professore universitario. Ci sono lavoratori in nero ovunque, anche nei posti in cui meno te li aspetti. Son cose che a chi un contratto ce l’ha sempre avuto fanno accapponare la pelle, fanno scandalizzare chi non se l’aspetterebbe mai e invece sembrano del tutto normali a chi nel mondo del lavoro ci si è fatto strada con le unghie: i giovani perché son giovani e i vecchi perché son vecchi, chi ha l’esperienza perché altrimenti costerebbe troppo, e chi non ce l’ha perché ancora se la deve fare. Questo paese sta tirando su una generazione di persone che trovano del tutto normale avere un impiego senza contratto perché è l’unico modo di lavorare che conoscono. E lavorare in nero non significa solo non prendere il becco di un quattrino quando ti ammali, quando hai bisogno di un giorno libero, quando è festa, quando qualcuno decide che devi andare in ferie o quando ti licenziano. E di tredicesime, incrementi, premi produzione e scatti di anzianità non se ne parla neanche. Lavorare in nero significa essere fiscalmente inesistenti, non avere accesso a tutto ciò a cui ti da’ diritto un regolare contratto di lavoro, non poter chiedere un prestito in banca, non costruirsi un futuro, non avere nessuna tutela, aver paura persino di farsi male. Vuol dire dover dire di sì anche quando si vorrebbe direi di no per la paura che quel rifiuto ci costi il posto di lavoro, lavorare solo quando fa comodo a qualqun’altro, spesso con un preavviso anche di mezz’ora, che le domeniche, le notti, il Natale e tutti i giorni rossi del calendario ti vengono pagati come tutti gli altri. Significa anche non poter mai avanzare richieste che spesso sarebbero legittime, non sapere se il giorno, la settimana o il mese prossimo quel lavoro ce l’avrai ancora, significa poter essere liquidati in 5 secondi con un “arrivederci e grazie” anche dopo anni. Vuol dire doversi dichiarare “disoccupati” anche quando ci si fa un mazzo così tutti i giorni. E credetemi, spesso è frustrante ed umiliante. E poi il lavoro in nero ti costringe a lavorare magari per un mese intero anche 10 o 12 ore al giorno 6 giorni a settimana perché il mese prossimo forse sarai a casa ed è meglio darsi da fare quando si può. Senza contare che tutto quello che fai senza un regolare contratto, tecnicamente non lo puoi dimostrare, non puoi chiedere una lettera di referenze, non puoi neanche citarlo sul tuo curriculum. Questo significa che se lavori in nero, non puoi considerarlo come una crescita professionale, ma solo come un modo per cercare di mantenerti. Vuol dire che chiunque può essere il tuo capo e qualunque passo falso può costarti molto caro, perché si cammina sempre sul filo del rasoio. Ma in Italia di lavoro nero non si parla, perché a differenza del lavoro precario, il lavoro nero è un argomento troppo scomodo. E’ scomodo per la destra, che gli imprenditori sul lavoro nero ci hanno sempre marciato e lo sappiamo tutti, ed è scomodo per la sinistra, che in tutti questi anni di bei discorsi e cortei in piazza, non è mai riuscita neanche ad affrontare il problema. Il lavoro nero è una sconfitta per la società, è un modo per distruggere poco a poco, un pezzettino alla volta, quello che chi c’è stato prima di noi era riuscito a costruire, è far regredire un paese occidentale ai livelli di un paese del terzo mondo. E forse è questo che scandalizza tanto chiunque. Eppure il lavoro nero in Italia c’è, ed è pure tanto. 05 Dicembre 2010
...Partire è un po'morire. 28 Novembre 2010
dimensioni paralleleSiamo esperimenti malriusciti della telesocietà, cervelli mascherati da bassa manovalanza per sfuggire all'inquisizione che ci vorrebbe tutti lobotomizzati. Siamo creature notturne, ci giochiamo le notti tra alcol e sostanze che ci regalano falsa felicità e la promiscuità è il nostro romanticismo. Coviamo rancore e dentro di noi è in costate gestazione una rabbia acida che prima o poi verrà vomitata fuori. Siamo bombe a orologeria. Fancazzisti, per tutti voi che non vi siete mai presi la briga di conoscerci. 15 Novembre 2010
In totaleElenco mezzi: 8 aerei 6 combi 1 lancia 1 macchina 2 chicken bus 4 barche 4 autobus 13 taxi 1 jeep 1 bici 6 metro
E poi: Firenze - Roma - Madrid - Città del Messico - Tuxtla Gutierrez - San Cristobal de las Casas - Oventic - San Juan Chamula - Misol ha - Agua Azul - Palenque - Frontera Corozal - Rio Usumacinta - Bethel - Flores - Tikal - Belize City - Caye Caulker - Belize City - Santa Elena - Chetumal - Tulum - Akumal - Cenote dos Ojos - Cancun - Isla Mujeres - Cancun - Città del Messico - Barcelona - Roma - Firenze |