Benvenuti nell'Ufficio Complicazione Cose Semplici |
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TarareandoLa frase del giorno"Si el trabajo fuera cosa buena los ricos se lo guardarian todo para ellos solos" Anon. "El Dorado es una invenciòn de los indios para librarse de los extranjeros, que yendo tras el oro acaban muertos" -I. Allende- "Como la presa rompe el rio, la frontera rompe el camino" -Macaco- "Ho bisogno di mangiare altri uomini grassi! Meno male che sono in America!" -Homer J. Simpson- "Freedom of knowledge is an inalienable right of the civilized world." Anon. Deus quere o Homem sonha a Obra nasce -F. Pessoa- Seasons change. People even more. Eu sou o resultado consciente da minha própria experiência -Almada Negreiros- Nick AncestralePare che questo sia il mio nick ufficiale... Mi risulta particolarmente piacevole1. Soddisfare i bisogni primari.
2. El tintineo de mis pulseras. 3. 4. 5. Trovo oltremodo fastidioso1. Sbattere con i mignoli dei piedi negli spigoli.
2. Le scarpe. Gli ombrelli. 3. 4. 5. Somewhere on the webVisitethey said about me...No hay na' de na' de na'...en su cabeza no hay na'
"que marujas que somos!" "venga, hazte otro peta ya!" Sogni nel cassettoA shower of pure joy.
| 16 Settembre 2009
bubbles part 2Io sono partita e sono arrivata. Ho attraversato la Mancia e come sempre mi sono stupita del vuoto che ci può essere in un paese così grande. Mi sono fermata nel mezzo e ho rivisto persone che non vedevo da tempo. Da un sacco di tempo. E ora so più che mai che il tempo e la distanza non significano niente quando c'è l'affetto. Ho preso una nave, ci sono stata sopra 22 ore, ho visto le luci del porto che sembravano così vicine eppure non arrivavano mai. Ho riabbracciato la mia famiglia e rivisto volti, strade e luoghi familiari. Mi sono rimessa il mio grembiule e sono tornata a lavoro. Ho ricominciato a dare da mangiare al gatto, a rifare il letto a salutare il vicino. Mi sono riabituata a dove sta il caffè, come si apre la porta di casa e a come si arriva in centro. Io sono tornata. E nessuno ci credeva. 15 Agosto 2009
leaving SevilleE si riparte. Quattro mesi volati come quattro giorni, lunghi come quattro anni. Di tutto quello che avevo costruito qua, è rimasto quasi solo un mucchietto di cenere: tutte le persone che ho conosciuto se ne sono andate, il lavoro è finito, la casa è cambiata. Allora me ne vado anche io. Faccio lo zaino e il biglietto del bus fino a Madrid. Poi da lì prenderò un altro autobus per Segovia. Nessuna idea su come si faccia, ma mi informerò quando arriverò. Vado a trovare un'amica, una persona splendida conosciuta in Portogallo, quando vivevo a Lisbona. Un'altra persona da cui ho dovuto separarmi e che ho dovuto veder partire. Ci son voluti due anni, ma adesso è arrivato il momento di passare di nuovo un po'di tempo insieme e io non vedo l'ora. Abbiamo così tante cose da dirci che non basterebbe un anno, ma per ora mi accontento di qualche settimana. E poi giù, fino a Valencia. Altri saluti, altri amici da incontrare di nuovo dopo tanto tempo e poi via, su per la costa fino a Barcellona. E' arrivato il momento di iniziare a pensare a tornare a casa.
31 Luglio 2009
bzzzzzzzQua il caldo è così grande che fa rumore. Rumore di ventilatori accesi a tutte le ore che non fanno altro che muovere pigramente aria calda. Le cucarachas escono dai tombini e scappano via appena ti sentono urlare. A questo no, non posso abituarmici. Qua siamo come pipistrelli: chiusi in casa tutto il giorno, usciamo solo la notte. Tanto comunque non c'è modo di dormire. Soffriamo tutti di carenza di sonno e di sete croniche. Io in più faccio la cameriera. In un bar con una sala interna dove fanno colazione gli spagnoli e i tavoli nella piazza dove fanno colazione i tedeschi, gli inglesi e tutti i turisti che vengono dai posti più freddi. Si siedono là sotto il sole con la loro canottiera e il cappellino, chiedono un caffè bollente e ridono. E noi li guardiamo come fossero scemi, scuotendo la testa e pensando "ma come fanno a stare là sotto il sole?". Eppure loro continuano a ridere e chiedere caffè bollente e churros fritti con la cioccolata calda. In ogni caso, Dios bendiga los guiris, che se non fosse per loro io adesso non lavorerei. E domani si cambia di nuovo casa. Questa volta non ho neanche disfatto la valigia, ho solo tirato fuori un paio di magliette che lavo di continuo e il resto è ancora tutto dentro. E riparti di nuovo. Prendi la tua roba, impacchettala, tira fuori tutto da questa casa, ricordati di non lasciare roba a marcire nel frigo, panni stesi sul tetto, pulisci la stanza, scendi le scale con tutto l'armamentario, consegna le chiavi, saluta tutti. Esci in strada, soffoca, attraversa il centro a piedi, stai attento che non cada nulla nel tragitto, arriva dall'altra parte. Suona il campanello, consegna i soldi, prendi le chiavi, chiedi come funziona la pulizia e quale è il tuo spazio nel frigo, fai conoscenza con i nuovi coinquilini, entra in camera, apri le finestre, controlla che sia pulito, prova il letto e disfa la valigia. Anzi no, la valigia la lascio così com'è. Vaffanculo. L'unica cosa che inizia a darmi suoi nervi è la solita, incessante, infinitamente ripetuta e assolutamente stupida domanda: "ma quando torni?". Non lo so quando torno, ve l'ho ripetuto mille volte, non ne ho idea e non ho voglia di pensarci ora. E se me lo chiedete di nuovo, non torno mai più.
07 Luglio 2009
live or leaveTu parti per tre mesi, poi dici "io resto". Perchè a casa non hai voglia di tornare nè un motivo per farlo. Poi arriva il momento in cui tutti ripartono, iniziano a fare le valigie e a salutarsi. Chi è partito con te e torna da dove è venuto, chi hai trovato già qua quando sei arrivato e con cui hai vissuto fino ad ora, le persone che hanno dato un senso al tuo stare qua e che hanno formato la tua quotidianità e la tua vita in questo posto nuovo. E tu resti fermo e immobile e saluti tutti con un bacio e un nodo in gola. E sai che dovrai cominciare tutto da capo. E forse sarebbe il caso anche per te di cambiare di nuovo posto, che tanto, ricominciare per ricominciare, meglio cambiare scenario. 15 Giugno 2009
FarenheitCaldo. Uno pensa al caldo e si immagina il gelato che si scioglie, le panchine di metallo che scottano, la signore anziane con i ventagli. Poi arriva una cosa che chiamarla "caldo" fa quasi venire da ridere. Ti svegli una mattina e scopri che la città si è trasformata in un forno. Si, perchè quando la temperatura arriva a 50 gradi, ti scordi i gelati, le panchine e i ventagli e capisci che quello che hai pensato fosse il caldo fino ad allora, in realtà era uno scherzo. Diventa così insopportabile che fai fatica a muoverti e perfino a parlare, capisci che non ti resta altra via d'uscita che tapparti in casa, bere litri e litri d'acqua e non fare niente, perchè anche il più piccolo movimento costa fatica e sudore. Le strade si svuotano, la gente scappa come se fosse scoppiata una bomba atomica, ti ritrovi in una città fantasma. Poi non resisti più ed esci perchè altrimenti impazzisci, vai all'Alameda e cerchi refrigerio vicino alla fontana dove l'acqua schizza su direttamente dal pavimento della piazza. Ti avvicini sempre di più e alla fine non resisti, ti togli gli infradito e ti infili in mezzo agli spruzzi d'acqua, insieme alle poche persone che ci sono a giro insieme a te: bambini, neonati, anziani, giovani e persino cani. Inizi a sperare nella notte, che raffreschi un po', ma poi ci pensi su e ti rendi conto che, anche se la temperatura scendesse di 10 gradi, sarebbero comunque 40. E capisci perchè qua tutti fanno la siesta e si dice che nessuno abbia voglia di fare niente. 04 Giugno 2009
17.21Ore 17.21 del 4 giugno 2009. Laura sta facendo la siesta. Anne-Laure è appena uscita per farsi un tatuaggio. Edouard e Becky la stanno accompagnando. Il mio mondo è lontano da qua. Mia nonna è ancora morta. Per una volta non ci sono piatti da lavare in cucina. Qualcuno qua sta sicuramente preparando una processione. Andrea e Giulia stanno studiando. L'amico di Tommaso sta per sposarsi. Io resto qua, sconvolta e schifata da quello che sta accadendo, senza parole per commentarlo e allibita dal fatto che a tutti sembri normale. 20 Maggio 2009
Moon walkingCi sono persone che nascono senza radici e senza radici crescono e continuano a vivere. Che nascono in determinato posto, ci restano per tanti anni e lo conoscono come il palmo della loro mano, che hanno amici, ricordi, relazioni e una marea di altre cose legate a quella cittá, megalopoli o paesino, ma hanno la testa che se ne va per conto suo. 01 Maggio 2009
Al-andalusMi sono svegliata in questa città che un po'è mia e un po'no, che già mi sembra di conoscere eppure che a volte mi si rivolta contro. Ho sentito di nuovo quel dolore al collo per aver dormito su un cuscino che non era il mio, mi sono messa a pensare alla polvere e allo sporco che si annidano ovunque in questa casa abitata da una miriade di sconosciuti, alla presa che fa scintille ogni volta che ci attacchi una spina, alla porta con la maniglia rotta. Mi è sembrato tutto così estraneo e diverso che mi ha spaventata. Ho pensato al mio letto, alla mia gatta, agli angoli della mia città che conosco così bene. Ha chiamato la mamma, era in piazza. Oggi è il primo maggio e io non sono con loro. Sono uscita e c'era una manifestazione anche qua. Stessi concetti ma espressi con parole diverse. Qua la nostra bandiera della pace è quella del movimento omosessuale. Mi sono sentita persa per le vie che riesco a percorrere senza perdermi più ormai. A casa e fuori casa nello stesso momento. Il momento della malinconia. E domani sarà già passato. 16 Aprile 2009
- 2E così, correndo sul calendario, è arrivato il momento della partenza e mancano già solo due giorni. E' strano e non è da me. Ma questa volta ho un nodo in gola e un brutto presentimento. Forse mi sto solo facendo condizionare dagli eventi passati. Deglutire e continuare a camminare a testa alta. 02 Aprile 2009
Alice moves to wonderlandE' passato un mese e mezzo dalla laurea e mi pare un'eternità e mi pare fosse ieri. L'unica cosa che è cambiata è che non devo più sgomitare per respirare nella massa densa di studenti in facoltà e lottare con le unghie per liberarmi dalla rete di ricevimenti, capitoli da consegnare, orari mai rispettati. Il momento, ovviamente, è stato catartico, fantasmagorico e irripetibile, ma inutile tergiversare su particolari scontati. Ho vissuto dieci giorni in uno stato di euforia costante, come una sbornia leggera, che si sono conclusi con una sbornia invece molto pesante che mi è costata quasi la rottura del naso. Ma continua tutto come prima: si raccattano lavoretti qua e là, aspettando che qualcosa cambi ma senza la forza (o il coraggio) di farlo cambiare davvero. In più c'è solo la certezza di non avere più un cammino tracciato da seguire e la paura di affacciarsi al mondo e schiantarsi al suolo. E allora che si fa? Si parte. Ci si rimette lo zaino in spalla e si va a Siviglia, con la scusa di un tirocinio da prolungare il più possibile, e la certezza inconfidabile che è solo un modo per ritardare le cose, per non sentirsi dire ancora "non abbiamo bisogno di te - siamo già al completo - il mondo sta bene così com'è". Aspettando che arrivi il momento in cui ci sentiremo pronti ad affrontare il mondo e il mondo del lavoro, preparati a ricevere infiniti no e aspettare chiamate che non arriveranno mai. E' una scusa del cazzo? Un espediente da gente senza spina dorsale? Uno squallido trucchetto per non doversi sentire falliti? Può essere, ma Siviglia profuma di fiori d'arancio e per fallire c'è sempre tempo. |